Perché ci innamoriamo di un luogo, un territorio, una città? Che sia il paese in cui siamo cresciuti, o quello in cui decidiamo di andare a vivere, la passione nasce dal modo in cui quel particolare luogo ci parla e da cosa ci permette di trovare tra le sue case, tra le sue strade, nelle persone che la abitano. Dalla risposta che danno a una nostra domanda, “o alla domanda che ti pone obbligandoti a rispondere, come Tebe per bocca della Sfinge”, per dirla come la spiegava Italo Calvino nel suo “Le Città Invisibili”.

Il territorio del lago di Garda e i suoi abitanti ne hanno, di cose da dirsi. Per molti ragazzi giovani, ad esempio, la domanda si chiama “futuro”. Quando questa domanda non trova risposta, c’è il rischio che la cerchino in un altro luogo, o addirittura che smettano di cercare, rischiando di finire ai margini della società.

Per aiutarli a trovarla siamo tornati alle origini, agli elementi che compongono l’identità del lago e dei suoi abitanti. Tra questi c’è l’ulivo, che costella tutta la Valtenesi e il basso lago. Si tratta di un patrimonio ambientale e culturale di grande valore e, soprattutto, di grandi potenzialità. Dagli uliveti gardesani nasce, infatti, un olio delicato e noto nell’ambiente gastronomico, fiore all’occhiello dell’economia gardesana. Ma per crescere bene, gli ulivi necessitano di molte cure: hanno bisogno di qualcuno che si prenda cura di loro e li aiuti a far maturare i propri frutti. Proprio come i giovani non ancora adulti.

Recuperare la cultura della coltivazione dell’ulivo significa trasformare un tratto distintivo e tradizionale di questa comunità in uno strumento di crescita lavorativa e professionale, l’opportunità per dare agli adulti di domani un futuro più stabile e valorizzare e tutelare il territorio in cui vivono.

Per questo, tra il 15 e il 20 di febbraio, abbiamo avviato il nostro primo corso professionale di olivicoltura. Lo abbiamo fatto grazie ad AIPOL, l’Associazione Interprovinciale Produttori Olivicoli Lombardi, che ha messo le proprie competenze a disposizione dei nostri primi quattro corsisti, e ai frantoi locali, che ci hanno aperto le porte per mostrare come funziona la produzione dell’olio. La sicurezza e la capacità di credere nel futuro sta tutta qui, qualità delle relazioni con la nostra comunità e con l’ambiente che ci circonda.